lunedì 16 aprile 2012

Los intangibles, clave del éxito empresarial


¿Os habéis parado a pensar alguna vez por qué han tenido tanto éxito empresas como Google, Coca Cola, Zara, BBLTRANSLATION, Ikea…? y lo que és más importante como emprendedor o empresario, ¿has pensado cuál es tu estrategia competitiva?
La mayor parte del valor comercial de las empresas no está en el producto en sí, ni tampoco en el capital físico, maquinaria o patrimonio como en la era industrial. Hoy en día, la ventaja competitiva de las empresesas se basa en activos intangibles como puedan ser patentes, derechos de imagen o de autor, conocimientos de los trabajadores, marcas, diseños industriales, reputación, RSE…
Some thoughts about ROI tangible and intangible benefits
Estos intangibles se generan a partir del capital intelectual de la empresa generando valor: capital humano, estructural y relacional.
“la empresa inteligente es la que sabe gestionar conocimientos múltiples, administrar su intelecto, aquel que se está incorporando continuamente como activo intangible, como servicio profesional a una u otra actividad de su cadena productiva, añadiendo valor o creando riqueza para la empresa y para su cliente ” (James Brian Quinn)
Algunos ejemplos de activos marcas y sus principales activos intangibles para que empieces a pensar…
Google: es un buscador universal, su posición en el mercado (y su famoso algoritmo) le ha convertido en el líder del sector.
Nespresso: la marca y las campañas de publicidad (George Clonney), el trato con los clientes, la exclusividad del producto (distribución) y la innovación y diseño son elementos claves de su éxito.
BBLTRANSLATION: la dedicación, la precisión, la atención al cliente, la pasión por los idiomas como la pasión por un deporte, el trabajo en equipo para seguir jugando todos a este juego y el cliente no está sentado en el banquillo. La  innovación: tantos servicios nuevos que lanzamos al mercado tras petición de nuestros clientes. Y el lema: vuestro éxito, es el nuestro.
IKEA: diseño, precio, fácil montaje, innovación, comercialización y últimamente campañas publicitarias hacia la RSE (Responsabilidad Social de las Empresas). Una mezcla de capital intangible y competencias básicas distintivas.
Coca-Cola: El activo intangible es la marca en sí, marca global presente en todo el mundo y asociada a valores positivos con los que todos nos identificamos. El enigma de la fórmula de la Coca-Cola y la creatividad de las campañas publicitarias.
Apple: El liderazgo del fundador Steve Jobs, la capacidad de generar expectativas y que la prensa y la población mundial hable de los productos Apple antes de que hayan salido … a través de sus campañas y estrategias publicitarias. Tienen los diseños más elegantes e innovadores y así lo hacen creer a los consumidores. Generan necesidad y posterior satisfacción. Detalles y diseños que eliminan posibles competencias.
Inditex: La marca, el diseño a buen precio, su logística (Just in time), la calidad y novedad de las colecciones, su presencia internacional. Zara, dispone del control sobre toda la cadena de valor lo que hace que sea un modelo único de negocio en este sector. Está presente con sus tiendas en los principales emplazamientos de las principales ciudades y tienen diversas marcas asociadads a diferentes tipos de personas.
Pero no solo las grandes marcas se basan en intangibles. Con más razón, los proyectos pequeños (o los que aún son pequeños) deben basar su estrategia en activos inmateriales antes que en el capital físico.
¿Dónde se puede innovar? En el producto o servicio, seguro. Pero también en el diseño, en la comercialización, la distribución, la atención al cliente, la comunicación…

martedì 27 marzo 2012

Come evitare gaffe nelle traduzioni

http://www.finanzaediritto.it/articoli/come-evitare-gaffe-nelle-traduzioni-finanzaediritto-it-in-collaborazione-con-bibielle-global-translations-lancia-una-nuova-rubrica-intitolata-%E2%80%99lost-(and-found)-in-translation%E2%80%99-10603.html

La letteratura diplomatica è ricca di gaffe causate dal passaggio da una lingua all’altra. Non ultima quella del Ministero dell’Università e della Ricerca italiana (Miur) che lo scorso febbraio è inciampato rozzamente in un errore di traduzione dalla lingua di Dante a quella di Shakespeare facendo diventare un panegirico sul formaggio (l’espressione era “dalla pecora al pecorino”) un’esplicita e volgare allusione sessuale. Uno scivolone che appare ancora più grossolano in quanto compiuto dall’Ente pubblico deputato alla formazione. Eppure anche l’universo professionale non è esente da possibilimisunderstanding, particolarmente delicati quando si ha a che fare con documenti legali. Al di là della figuraccia, la posta in gioco in questi casi può diventare molto più alta.
Ma allora come orientarsi nell’affascinante, ma multiforme mondo delle traduzioni? Family Office e il quotidiano onlineFinanzaeDiritto.it hanno deciso di dedicare a questo attualissimo tema un’apposita rubrica curata da un esperto e ispirata al titolo di un lungometraggio cult degli ultimi anni: “Lost (and found) in Translation”.
Con questa rubrica intendiamo guidare il lettore/fruitore  verso una maggiore comprensione di tutto ciò che sta dietro a un servizio di traduzione. Come istruire le agenzie di traduzione affinché ci diano quello che cerchiamo? In qualità di committenti, come dobbiamo proporci?
È questa la prima puntata dell’indagine redazionale condotta da Family Office nel mondo dei professionisti per comprendere quale sia il ruolo da loro attribuito alla traduzione e quale esperienza diretta abbiano con il passaggio da un idioma all’altro. Prendendo spunto dalle risposte degli intervistati, Barbara Beatrice Lavitola - Amministratore Unico di Bibielle Global Translations, SL – propone consigli e suggerimenti pratici per superare lo scoglio di considerare la traduzione come un mero atto meccanico, circoscritto alla letteralità. E per scoprire quanto sia importante il ruolo attivo del cliente verso l’agenzia di traduzioni per indirizzarlo e ottenere il miglior risultato possibile. «Perché il prezzo di una traduzione – rammenta Barbara Lavitola - è il costo per cogliere un’opportunità».

A inaugurare questa nuova rubrica è stata l’Avv. Marina SantarelliPartner dello Studio Legale Pavia e Ansaldo Responsabile del contenzioso.

Avvocato Santarelli, avendo costanti rapporti con l’estero, ha mai avuto problemi con le traduzioni? Si sono mai verificati episodi particolari di gaffe o misunderstanding? 
Avv. SantarelliCerto! É capitato di recente di avere un contenzioso su un contratto in doppia versione (tedesco/italiano): incomprensibili entrambi e evidentemente scritti da soggetti non padroni in nessuna delle due lingue, con il risultato di avere clausole di difficile interpretazione. Veri e propri misunderstandings in traduzioni per fortuna no.


Barbara Lavitola: Sono frequenti i casi in cui il testo di partenza abbia già dei problemi intrinseci quanto a chiarezza espositiva, corretto uso della grammatica e della terminologia e non sono rare le circostanze in cui la traduzione si riveli un testo migliore dell’originale. Un buon traduttore cerca di rendere il suo scritto chiaro e comprensibile al lettore, preservando integralmente i contenuti dell’originale, ma apportando  migliorie al testo che sta redigendo, perché “anche l’originale era fatto male” non è una scusa alla quale ci si può aggrappare nel momento in cui stiamo vendendo il nostro servizio in qualità di professionisti. Nel caso in cui l’originale non permetta di procedere in questa direzione o denoti gravi errori che impedirebbero una corretta traduzione, è a discrezione del traduttore se rifiutare l’incarico oppure instaurare un efficace rapporto di comunicazione con il cliente in modo da ricevere risposte pertinenti riguardanti dubbi o ambiguità che si riscontrano durante il processo di traduzione. Quando leggete un testo tradotto,  non vi piacerebbe che dia l’illusoria sensazione di essere l’originale? È anche a questo che, come clienti e fruitori di traduzioni, dovete puntare. Se in economia Smith parlava di “mano invisibile”, in traduttologia dovete andare a cercare il “traduttore invisibile” (quello descritto da Lawrence Venuti inL’invisibilità del traduttoreuna storia della traduzione) capace di produrre testi scorrevoli, privi dell’asprezza del passaggio da una lingua all’altra.

Quali sono secondo lei tre requisiti necessari per ottenere una buona traduzione? 

Avv. Santarelli: Forse ne bastano 2. Essere madrelingua nella lingua in cui si traduce, avere specifiche competenze/esperienza nella materia oggetto di traduzione. La terza non dipende dal traduttore, ma dall'autore del testo da tradurre: la chiarezza espositiva, il che evidenzia la capacità del traduttore di comprendere testi non lineari e periodi involuti. La traduzione è fondamentale. È importante per i clienti sia cogliere direttamente la portata dei fatti / argomenti prospettati dalle controparti sia verificare che la ricostruzione dei fatti operata nelle difese predisposte nel loro interesse sia corretta e che le informazioni e gli eventuali dati tecnici siano stati adeguatamente riflessi.
 
Barbara Lavitola: In traduzione, come in tanti altri campi, non vi è un requisito principale e altri secondari. Le tre qualità di un traduttore vanno di pari passo e devono essere tutte presenti simultaneamente. L’ essere madrelingua nella lingua di destinazione è assolutamente un requisito fondamentale e imprescindibile nel momento in cui ci accingiamo a svolgere un lavoro di traduzione in maniera professionale ma l’essere in possesso delle competenze specifiche nella materia oggetto di traduzione segue a stretto giro in ordine di importanza. In ambito legale, ad esempio, la diversità dei sistemi legislativi rende difficile la resa di alcuni concetti poiché un particolare sistema legislativo può non avere corrispondenti in altri sistemi. Molto spesso accade che un concetto particolare può esistere in due sistemi differenti e riferirsi a realtà completamente distinte. Porto l’ esempio dell'utilizzo di nozioni astratte come «contratto», contractcontrat, «proprietà», propertypropriété, «fatto illecito», tortfait illicite, e simili: ognuna di queste espressioni è caratterizzata nei dettagli da una differente disciplina giuridica in base al sistema di appartenenza e perciò stesso esprime una nozione giuridica peculiare. Questa sfumatura è chiaramente visibile ad un esperto in giurisprudenza, ma risulterebbe alquanto ambigua agli occhi di un traduttore che non ha intrapreso studi giuridici. Come direbbero i nostri vicini d’oltremanica, last but not least, la perfetta comprensione della lingua di partenza, che spesso viene sottovalutata. Possiamo avere un’altissima padronanza della nostra lingua materna, ma se non capiamo cosa vuole dire l’originale, siamo punto a capo. L’obiettivo finale sono la comprensione del lettore e la trasmissione corretta del messaggio originale. Se il madrelingua possiede tutti i requisiti di cui sopra, allora è la scelta perfetta per il nostro lavoro di prima qualità. Ma se il madrelingua è carente di uno dei 3 requisiti che fanno di un traduttore un professionista, forse è meglio una traduzione di un non madrelingua (ovviamente con un alto livello di quella lingua straniera) che, almeno così, riuscirebbe a comunicare il messaggio dell’originale.
 
Vi affidate a una società esterna oppure avete internamente una struttura che fa capo alle traduzioni? 


Avv. SantarelliSi procede sia ricorrendo a risorse interne sia esterne, dipende dalle situazioni e dalle quantità. Se ci si affida ad un traduttore esterno, è sempre bene procedere ad una rilettura da parte di un professionista.
 
Barbara Lavitola: Concordo pienamente con l’Avv. Santarelli quando afferma che le traduzioni date ad un traduttore esterno devono essere rilette. La nostra boutique di traduzioni ha voluto ovviare a questa necessità sin da subito, facendo svolgere le traduzioni in campo legale direttamente da avvocati. Ci capita spesso di avere a che fare con contratti EPC del campo fotovoltaico. In questo caso, gli esperti che mettiamo “in gioco” sono due: un avvocato per la parte legale ed un ingegnere in campo fotovoltaico per le parti tecniche, in più, ovviamente, un revisore esterno. Arrivando così a tre, il numero perfetto. Di primo acchito, le agenzie di traduzione possono apparire più costose, ma la ragione va ricercata nelle prestazioni aggiuntive che offrono al cliente (ricerca dello specialista più idoneo al tipo di lavoro in concreto, gestione del progetto, controllo della qualità, DTP, etc. ) che aiutano a risparmiare tempo e denaro.

Presente anche sulla rivista Family Office

Alessia Liparoti 

venerdì 24 febbraio 2012

Writing in Plain English for lawyers _ LESSON 5


Write using “if-then” conditionals
Conditional statements are very common in disclosure documents— although they are rarely written that way. When we rewrote the last example as a conditional, we followed the natural English word order very closely. That’s why the sentence is easier to read.
Here are four rules of thumb to help you write conditional statements effectively:
·   One “if,” one “then” When there is only one if and one then, starting with the if may spare some of your readers from having to read the rest of the sentence. In these cases, the if clause defines who or what the “then” clause applies to.
If you invested in Class A shares, then...
·   One “if,” multiple “thens” When there is only one if and more than one then, start with the if and tabulate the thens.
·   Multiple “ifs,” one “then” When there is only one then and more than one if, start with the then and tabulate the ifs.
·   Multiples “ifs” and “thens” When there is more than one if and more than one then, you’ll probably need to break it down into more than one sentence, taking care to specify which ifs apply to which thens. If the information is still unclear, consider presenting the information in a table.

Keep your sentence structure parallel
A long sentence often fails without a parallel structure. Parallelism simply means ensuring a list or series of items is presented using parallel parts of speech, such as nouns or verbs. Note the quotation in the margin.
In this section, we’ve shown each parallel structure we’ve used in bold.
Here’s an example from a mutual fund prospectus that lacks parallel structure:
before
If you want to buy shares in Fund X by mail, fill out and sign the Account Application form, making your check payable to “The X Fund,” and put your social security or taxpayer identification number on your check.
after
If you want to buy shares in Fund X by mail, fill out and sign the Account Application form, make your check payable to “The X Fund,” and put your social security or taxpayer identification number on your check.
Here is a more subtle example from another mutual fund prospectus:

before
We invest the Fund’s assets in short-term money market securities to provide you with liquidity, protection of your investment, and high current income.

This sentence is unparallel because its series is made up of two nouns and an adjective before the third noun. It’s also awkward because the verb provide is too closely paired with the nominalization protection.
One logical revision to the original sentence is to change the noun series to a verb series.
after
We invest in short-term money market securities to provide you with liquidity, to protect your investment, and to generate high current income.
All writers, regardless of their degree of expertise, occasionally write unparallel sentences. The best way to rid your document of them is to read through it once solely to find these mistakes. Reading your docu­ment aloud can make unparallel constructions easier to spot.


Steer clear of “respectively”
How easy is it to read the following sentence once and understand what it means?
before
The Senior Notes and the guarantee (the “Guarantee”) of the Senior Notes by Island Holdings will constitute unsecured senior obligations of the Issuer and Island Holdings, respectively.
after
The senior notes are an unsecured senior obligation of the issuer, while the guarantee of the senior notes is an unsecured senior obligation of Island Holdings.
Whenever you use “respectively,” you force your reader to go back and match up what belongs to what. You may be saving words by using “respectively,” but your reader has to use more time and read your words twice to understand what you’ve written.